(Torna alla 1° pagina..)(2° pagina) di neonatologia, spiega: “la durata di una gravidanza viene fissata mediamente sulle 40 settimane. Si calcola dalla data del primo giorno dell’ultima mestruazione. In realtà il parto è fisiologico quando avviene tra la 38esima e la 42esima settimana, ovvero da quando la gravidanza giunge a termine (37esima settimana + 1) e il termine massimo dell’attesa. Quando si supera la durata media (le 40 settimane) la futura mamma viene di norma sottoposta ad alcuni controlli per valutare il benessere suo e del bambino e il corretto andamento della gravidanza. A quel punto si può decidere di interrompere la gravidanza e indurre il parto”.
Si tratta in ogni caso di un parto medicalizzato, che si verifica in seguito a un travaglio indotto in maniera artificiale. I medici iniettano delle sostanze stimolanti oppure è l'ostetrica a indurre il parto grazie a specifici movimenti che spingono l'utero ad accorciarsi e a contrarsi. Di solito, la donna viene stimolata tramite l'applicazione di un gel con prostaglandine ogni sei-otto ore, una tecnica che può protrarsi anche per un paio di giorni. “Quando questa tecnica – continua Chirichiello – non è sufficiente si può ricorrere l’amnioressi. Una tecnica che pratica l’ostetrica, che non è altro che una rottura artificiale delle membrane. In pratica si esegue la rottura del sacco amniotico e comincia la somministrazione di ossitocina tramite flebo, al fine di stimolare e mantenere le contrazioni. Molto spesso grazie a questa tecnica si può evitare il cesareo”. Attraverso l'amnioressi, la testa del bambino comincia a spingere più forte contro il collo dell'utero e l'ossitocina stimola le contrazioni.
Il parto indotto è sconsigliato quando la nascita si presenta come necessaria prima della 36esima settimana di gestazione. In questi casi si pratica il cesareo. Oltre questa soglia temporale, è consigliato il travaglio indotto, soprattutto se si va oltre la 41esima settimana e in tutti quei casi in cui il proseguimento della gravidanza si complica, ad esempio per il sopravvenire di patologie quali la gestosi, il diabete o anche in caso di gravidanze gemellari. Il rischio connesso con questa pratica è assai limitato ed è legato più che altro a un prolungamento del tempo della nascita, dovuto a uno spasmo da iperstimolazione.
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14/05/2012 Andrea Sperelli

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