(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Massimo Fioranelli e Paolo Pavone.
“Da più di trenta anni – dice Massimo Fioranelli – utilizziamo estensivamente in clinica la coronarografia. Ci accompagna quotidianamente nelle nostre scelte terapeutiche ed è un esame insostituibile. Tuttavia ha dei limiti. Il limite maggiore è quello di osservare il 'vuoto riempito da contrasto' all’interno delle coronarie mentre la patologia aterosclerotica inizia e si sviluppa nella parete arteriosa. La TC coronarica è il solo esame non invasivo che permette di osservare la parete delle coronarie. Ciò che definivamo un tempo ischemia a coronarie sane, oggi va rivisto alla luce di questa nuova tecnologia che evidenzia che le coronarie non sono poi così sane. In sintesi, oggi è possibile con la TC coronarica una valutazione integrata della circolazione coronarica in pazienti con sospetta o nota cardiopatia ischemica. Una tecnica finalizzata alla prevenzione dell’infarto cardiaco e al conseguente 'fardello' di morte improvvisa”.
Ma in cosa consiste questa metodica? Lo spiega lo stesso Fioranelli: “nel Centro della “Mater Dei” abbiamo sviluppato un protocollo che prevede l’integrazione fra la TAC 128, quella dell’ultima generazione, l’IVUS (consente l’ecografia della parete arteriosa) e la coronarografia. Con questi esami ci rendiamo conto che spesso la coronarografia non 'vede' una patologia della parete arteriosa che invece l’IVUS e la TAC caratterizzano bene. Vorrei sottolineare che con la nuova OCT (Optical Coherence Tomography) riusciamo a caratterizzare le placche coronariche e a identificare le caratteristiche di un infarto (placche instabili) da quelle stabili. Con l’IVUS si mette una sottile sonda ecografica all’interno delle coronarie durante un tradizionale esame coronarografico. Anche per l’OCT un fascio di luce polarizzata all’interno della coronaria ci definisce la componente cellulare che caratterizza la placca. Trattandosi di una valutazione integrata della circolazione coronarica, la metodica è indicata per pazienti con sospetta o nota cardiopatia ischemica”.
“Le radiazioni sono un incubo per il paziente. Lo constatiamo tutti i giorni nella pratica professionale. Un incubo giustificato. Con l’enorme diffusione – dice Paolo Pavone – delle apparecchiature TAC c’è stato un parallelo incremento del numero di esami eseguiti, spesso con indicazioni non appropriate e in età ancora evolutiva (bambini, ragazzi, persone giovani). Il danno che le radiazioni provocano è 'cumulativo' ovvero più esami si fanno, maggiore è la probabilità ipotetica di un danno. Questo danno può essere anche l’insorgenza di tumori. Quindi tutti gli esami devono essere eseguiti con tecniche di riduzione della dose dei raggi. Con la nuova tecnica il problema è quasi del tutto risolto. Si esegue l’esame inviando in 3-4 secondi una quantità molto controllata di radiazioni, emesse solo durante la fase in cui il cuore è 'fermo' ovvero tra un battito e l’altro. Si limita così la quantità di radiazioni dell’80-85 per cento rispetto alle precedenti apparecchiature”.
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03/03/2010

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