Apnee associate all’Alzheimer

Studi trovano un nesso fra le due patologie

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Keywords | apnee, Alzheimer, sonno,

Le apnee ostruttive sembrano correlate a un maggior rischio di insorgenza del morbo di Alzheimer. Uno studio della Mayo Clinic di Rochester segnala che le apnee del sonno sembrano favorire l’accumulo della proteina Tau, una dei motivi di insorgenza dell’Alzheimer.
"Ricerche recenti hanno collegato l'apnea del sonno a un aumentato rischio di demenza, quindi il nostro studio ha cercato di indagare se vi sia un collegamento con l'accumulo di proteina Tau, un biomarker dell'Alzheimer", spiega l'autore Diego Z. Carvalho.
Gli scienziati hanno selezionato 288 persone dai 65 anni in su senza disturbi cognitivi. Ai partner è stato chiesto di testimoniare eventuali episodi di apnee notturne durante il sonno.
Inoltre, i soggetti sono stati sottoposti a scansioni di tomografia a emissione di positroni (PET) per verificare l’eventuale accumulo di grovigli di Tau nella corteccia entorinale del cervello, area che aiuta a gestire la memoria, l'orientamento nello spazio e la percezione del tempo.
Il 15% dei partecipanti soffriva di apnee del sonno, e in questo sottogruppo la proteina Tau era presente il 4,5% in più rispetto alla media.
"Non è chiaro - concludono gli autori - se le apnee aumentino l'accumulo di Tau o se livelli più alti di Tau possano predisporre all'apnea notturna, quindi sono necessari studi per capire la relazione di causa ed effetto tra i due".
Anche una ricerca della New York University School of Medicine ha indagato la correlazione fra le due malattie, anche se non è chiaro quale sia il rapporto di causa ed effetto.
“È davvero la questione dell’uovo e della gallina – ha commentato il dottor Ricardo Osorio S., docente presso la NYU School of Medicine –. Il nostro studio non ha determinato la direzione della causalità e, in effetti, non ha scoperto una significativa associazione tra le due fino a quando abbiamo approfondito i dati sui pazienti magri e obesi”.
La ricerca ha analizzato 68 pazienti senza problemi cognitivi. I volontari sono stati monitorati durante la notte per accertare l’esistenza di problemi respiratori. Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno anche eseguito alcuni esami diagnostici per verificare la presenza dei primi segni del morbo di Alzheimer.
I ricercatori hanno preso in considerazione la presenza di P-Tau, T-Tau e Abeta42 in CSF, FDG-PET - per la misurazione del metabolismo del glucosio -, Pittsburgh compound B (PiB) PET al fine di misurare i livelli di amiloide. Con una risonanza magnetica, inoltre, è stato misurato il volume dell’ippocampo.
Gli scienziati hanno scoperto che nei pazienti con un indice di massa corporea inferiore a 25 vi era la presenza di diversi biomarcatori specifici e non specifici legati al rischio di Alzheimer. Nei pazienti con indice di massa corporeo superiore a 25, invece, l’ipometabolismo del glucosio è stato riscontrato anche nel lobo temporale mediale, ma non è stato significativo in altre regioni Alzheimer suscettibili.
Dallo studio è emerso che i soggetti più magri con apnee mostravano la presenza di tali biomarcatori del morbo di Alzheimer e un ippocampo più limitato rispetto agli altri senza problemi respiratori.
Ora i ricercatori si concentreranno sul rapporto di causalità fra le due patologie, per scoprire quale delle due provoca l’altra: “se ci sono cambiamenti nei biomarcatori, possono indicare che le apnee stanno causando l’Alzheimer. Se non cambiano, la probabile conclusione è che questi pazienti stanno andando a sviluppare l’Alzheimer, con o senza CPAP [Continuous Positive Airway Pressure, uno dei trattamenti previsti per la sindrome delle apnee ostruttive], e che l’Alzheimer può sia essere la causa delle apnee o queste possono semplicemente coesistere con i disturbi del sonno come parte dell’invecchiare”, conclude il dottor Osorio.
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Andrea Sperelli
15/04/2019



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